NaturaSì offre il tampone gratis

La decisione di Fabio Brescacin: «La libera scelta è necessaria per non alimentare ulteriori divisioni». Unioncamere Veneto: «Noi siamo per l’obbligo vaccinale»

L’iniziativa evoca la «libertà individuale» e difende la scelta – «con coscienza e responsabilità» – di non vaccinarsi. Tuttavia la decisione del presidente del gruppo «EcorNaturaSì», la catena di supermercati «bio» con sede nel Trevigiano, di pagare i tamponi ai dipendenti non immunizzati fa discutere non solo (inevitabilmente) i social, ma anche il mondo economico-sindacale veneto. Fabio Brescacin, a capo dell’azienda, si è rivolto così ai suoi collaboratori: «Stiamo tutti vivendo una situazione difficile, per molti versi paradossale, innescatasi con la comparsa del virus. Di una cosa siamo certi: la libertà individuale» scrive l’imprenditore, sottolineando come la libera scelta sia necessaria per non entrare nel «meccanismo di lotta e di divisione tra le persone che questa situazione sta innescando». 

La scelta di contribuire al costo dei tamponi

Da qui la decisione di contribuire al costo dei tamponi «per evitare discriminazioni nell’ambito del lavoro», nonché «di permettere a tutti di svolgere regolarmente i propri compiti in azienda». E questo fino al 31 dicembre prossimo, quando scadrà (salvo proroghe dovute alla ripresa dei contagi) lo stato di emergenza in Italia.

Lo scetticismo di Unioncamere 

Ma l’annuncio di Fabio Brescacin non è passato inosservato, in una regione dove le fronde no-vax continuano a manifestare ed in cui l’azienda che paga i tamponi potrebbe apparire quasi «solidale» con chi rifiuta le dosi. «Certo, ognuno in casa sua fa ciò che vuole. Se il presidente di EcorNaturaSì ha le risorse per pagarsi i tamponi è libero di agire come crede, tuttavia io sono per l’obbligo vaccinale: abbiamo pagato carissimo questa pandemia, in termini umani ed economici» esclama Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto. Pozza, in particolare, è convinto che «sarebbe meglio che tutti procedessimo in una direzione». Ossia vaccinazioni e Green pass: «Da uomo delle istituzioni è mio dovere promuovere la ripresa economia. Mi auguro solo che l’iniziativa del presidente Brescacin non venga strumentalizzata». E mentre i social si dividono fra chi, palesemente no-vax, elogia Brescacin e chi, sul fronte opposto, lo stronca senza appello, il segretario regionale della Cisl, Gianfranco Refosco, tenta una sorta di mediazione.

La campagna di persuasione dei sindacati 

Cgil, Cisl e Uil, infatti, sono già scese in campo con una campagna di persuasione nei confronti dei lavoratori non ancora vaccinati, in vista dell’obbligo di Green pass in vigore dal 15 ottobre. E Refosco si augura che la campagna pro-tamponi serva ad accompagnare «i dipendenti di quell’azienda verso la vaccinazione». «Vorremmo evitare che il tema diventi motivo di scontro, che alimenti divisioni. Siamo in una fase di ripartenza e dobbiamo fare qualsiasi cosa per scongiurare conflittualità, anche all’interno dei luoghi di lavoro. Certo – dice Refosco – il Green pass tutela anche i non immunizzati, ma va considerato un incentivo a farsi somministrare le dosi». Tamponi o non tamponi finanziati.

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