ANGELI E GENTE COMUNE: GLI INCONTRI INATTESI

QUELL’INCREDIBILE IMMAGINE SULLA FOTOGRAFIA

Spagna 1991: Alicia Quintaval Villegas, una donna di Torrelavega, ca­salinga e madre di una figlia, si ritrova a passeggiare in un bosco di El Escorial, quando un forte odore di incenso la conduce fino a un luogo che è spinta, per curiosità, a fotografare. Sembra proprio un boschetto delle fate, con alberi secolari, erba nuova e coloratissimi fiori selvatici. Un sog­getto sufficiente per quello che doveva essere un semplice ricordo di va­canza, ma che contiene invece ben altro, come Alicia scoprirà al momento dello sviluppo della fotografia Al centro di quest’ultima infatti, campeggia una figura diafana, sessuata e vestita di una tunica bianca. I capelli sono biondi, il volto di una serenità perfetta. I piedi inoltre non sembrano toccar terra, quasi che fluttui a mezz’aria. Potrebbe trattarsi di una fata, se nonché un’immagine profana non si presenterebbe all’obiettivo recando in mano un calice dell’Eucaristia. L’autrice dell’insolito documento fotografico è sconvolta e, interrogata più volte, giura di non aver veduto proprio nulla al momento del clic, dicendosi certa che la figura sia apparsa soltanto in un secondo momento, come se l’obiettivo avesse catturato un’immagine ap­partenente a un mondo sconosciuto, invisibile all’occhio umano. Soltanto quando la foto arriva sul tavolo di una rivista cattolica qualcuno sembra voler dar credito alla buona fede della donna spagnola. Ha così inizio una lunga trafila di conferme e smentite, discussioni e polemiche. La foto fa il giro del mondo e il periodico italiano Il Segno la pubblica addirittura in copertina, adducendo formalmente l’ipotesi che possa trattarsi davvero dell’immagine di un angelo. 

LA REGINA DEGLI ANGELI

John Hein è nato negli Stati Uniti, classe 1924. Uomo d’affari molto ricco, è guarito miracolosamente di una grave intossicazione ai polmoni che lo aveva condotto in fin di vita, dopo aver avuto una visione della Vergine Maria, nel Texas, insieme ad altri testimoni. “Fu nel 1989, durante la festa dell’Assunzione” racconta John “Ero andato in pellegrinaggio a Lubbock, dove si diceva fosse avvenute delle apparizioni della Madonna e degli angeli. Stavo per tornarmene a casa dopo una lunga notte di preghie­ra, quando, alle tre del mattino, li vidi! Stavano tutti intorno alla fontana.Gli angeli circondavano Maria. Ricordo solo che erano bianchi perché, in effetti, non ci badai troppo. Quando si ha Maria davanti agli occhi, non si nota praticamente nient’altro, tutta l’attenzione è concentrata su di Lei.Gli angeli stavano alle sue spalle, come delle guardie del corpo. Mi ha stupito vedere quanto fosse piccola… La “regina degli angeli” mi ha chiesto di incoraggiare la gente a recitare il rosario… E’ l’arma più potente di cui dispongano gli esseri umani. Forse perché è stato proprio un angelo del Signore a donarlo alla Vergine…E’ una preghiera infallibile, da quando sono guarito la recito ogni gior­no per ben tre volte, come mi è stato chiesto di fare. E’ ben poco in cambio di una grazia così grande!” 

DOPO IL TRAUMA, QUELLA MUSICA

In seguito a un aborto spontaneo, una donna racconta:“Dopo il trauma mi ammalai gravemente e un giorno, mentre pregavo, mi sentii come sollevare di peso udendo subito dopo una musica melodio­sa, come un coro celeste che cantava. Un’esperienza che non potrò mai dimenticare”. 

UNA MANO SULLA SPALLA CHE MI INCORAGGIAVA

“Ero entrata in una profonda crisi spirituale”, rivela un’infermiera “in quel periodo facevo il turno di notte, ma non ce la facevo più ad andare avanti per via del dolore, della solitudine e dello stato di profonda prostra­zione in cui mi trovavo. A un certo punto, nel silenzio di una notte partico­larmente penosa, avvertii chiaramente una mano appoggiarsi sulla spalla, in un gesto che mi infuse una sensazione di grande conforto”.Esperienze analoghe si riscontrano in numerosissime altre testimonianze della letteratura riguardante le presenze spirituali intorno all’essere umano.  

SPIE COME NOI

Questa è una vera e propria spy-story. A raccontarla è una coppia di coniugi, lui di provenienza olandese, lei nata oltre la cortina di ferro, in­contratisi molti anni fa, nel periodo in cui entrambi lavoravano per i rispet­tivi servizi segreti: un mondo cinico e duro, dove non c’è certamente spa­zio per i sentimenti. “Malgrado fossimo giovani” raccontano oggi “aveva­mo dovuto mettere a tacere le emozioni e riporre qualunque illusione ri­spetto alla vita. Eravamo vecchie conoscenze l’uno dell’altra, ma nutrivamo un profondo, istintivo odio reciproco. Ci trovavamo in una zona del blocco orientale, quando un giorno ci capitò di doverci incontrare in veste ufficiale. A quell’epoca la vita emotiva di entrambi era dominata da un senso di autentica disperazione. Vagammo in quella città dell’Est europeo come nel vuoto, all’insaputa l’uno dell’altra, quando ci sentimmo spinti da una forza interiore verso una grande cattedrale. Una volta entrati, avver­timmo entrambi una mano potente afferrarci per il collo fino a farci pro­strare. Quell’esperienza indimenticabile e potentissima ci unì indissolubil­mente. Era come ritrovarsi insieme in paradiso, dopo essere sfuggiti all’in­ferno”.Sposatisi qualche tempo dopo, i due giovani si prodigarono molto, in seguito, per l’assistenza dei perseguitati religiosi nei paesi dell’Est. 

LA PACE RITROVATA

Racconta una donna che preferisce rimanere anonima: “Stavo vivendo un momento di profonda crisi coniugale e trascorrevo le notti in bianco invocando l’aiuto di Dio. Un giorno persi l’equilibrio e, nel cadere, vidi distintamente una luce bianca che mi pervase di un sentimento di pace e felicità. Nonostante i miei problemi non si fossero risolti per questo, da quel giorno cominciai a vederli sotto una diversa prospettiva, trovando finalmente la forza di affrontarli. 

AVVENTURA IN ALTA QUOTA

L’alpinista Francis Smythe racconta di aver sentito il proprio angelo perfino durante una scalata solitaria del monte Everest, nel 1933. Egli ri­corda una presenza potente, ma amichevole, in compagnia della quale non poteva sentirsi solo, né temeva alcun pericolo. Sebbene invisibile, la pre­senza divenne per lui talmente familiare che lo scalatore finì per abituarvisi e darla per scontata. “Quando mi fermavo e prendevo dalla tasca dei bi­scotti, era istintivo spezzarli in due, offrendone una parte al mio compa­gn

 

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