• Agosto 9, 2022 5:07 pm




Immaginate un docente che, con decenni di servizio e un’ottima reputazione alle spalle, si ritrovi a dover fronteggiare un procedimento disciplinare per un motivo futile come l’essersi alzato in piedi durante un collegio docenti per chiedere delucidazioni riguardo al bonus per gli insegnanti. Ecco, potete smettere di immaginare, perché questo episodio è successo davvero soltanto un mesetto fa in un liceo di Milano: per questa “insubordinazione” la preside dell’istituto era addirittura arrivata a chiamare la polizia.https://4680d995c48c2a28427d5ab94cc36407.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html?n=0

Com’è possibile? Il problema è che attualmente c’è un fondamentale squilibrio nel mondo della scuola per cui ai dirigenti scolastici sono stati assegnati poteri decisionali sproporzionatirispetto a quello che sarebbe il loro ruolo (cioè quello di assicurare il buon andamento della scuola), potendo decidere a loro discrezione di sospendere un docente, spesso sulla base di elementi che sono più legati ad altri fattori che all’effettiva infrazione del codice scolastico.

A denunciarlo sono stati i sindacati della scuola in occasione dell’incontro con il neo ministro dell’istruzione Bussetti all’Aran, l’Agenzia di rappresentanza della pubblica amministrazione. Lo scontro, manco a dirlo, si è sostanziato proprio sulle sanzioni disciplinari, le misure adottate nei confronti dei docenti nel momento in cui si verifica un illecito. Di fatto, oggi questo potere è tutto nelle mani dei presidi, con limitate (se non del tutto assenti) possibilità per gli insegnanti di difendersi.

Oggi si deve prendere atto che nella scuola il clima necessario alla serenità di un lavoro di per sé oltremodo stressante , la fiducia reciproca, la condivisione, il confronto critico e dialettico, necessario per un lavoro intellettuale, la vera comunità educante, che non deve rimanere una bella locuzione scritta nell’ultimo contratto di lavoro sono tutte cose purtroppo seriamente compromesse dai tanti poteri dati, in questo ultimo ventennio, ai DS o peggio quelli che essi pensano di avere in una scuola autonoma che loro traducono nella locuzione, ” la mia scuola”.

Dove pensano, appunto in autonomia, di poter fare tutto quello che vogliono, vedendo ormai con fastidio il docente contrastivo, il pensiero divergente che cozza con la didattica di Stato che i DS sono chiamati ad attuare, il Collegio dei docenti , il Consiglio di Istituto, le RSU anche se ormai questi tre organismi, i primi due risalenti agli anni Settanta, sono stati largamente addomesticati dai DS.

Bisogna invertire questa linea di tendenza. La scuola oggi centrata sul management di tipo aziendalista con l’incidenza asfissiante del DS nella gestione della didattica e soprattutto nella valutazione finale degli alunni-clienti è la ragione vera della crisi della scuola italiana.

I governi di questa legislatura non solo non si sono posti questo problema ma hanno assecondato questa deriva, una riforma della scuola non può prescindere da un ridimensionamento e da una riscrittura del ruolo del dirigente scolastico a partire dal loro reclutamento.

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