Il governo:Pronto il piano per i “razionamenti”

Cosa succederebbe qualora Vladimir Putin decidesse di chiudere da un giorno all’altro i rubinetti del gas? Una domanda che si continuano a porre tanti italiani, in questi giorni concitati in cui gli scenari dipinti da esperti ed economisti non sono proprio entusiastici, per usare un eufemismo. E se lo sono chiesto anche gli esponenti di un governo mai così nel pallone, diviso praticamente su tutto. A Palazzo Chigi si sono così riuniti Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gabriele Franco, ministro dell’Economia, il sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli e gli esperti del ministero della Transizione Ecologica. Cercando di prendere in consigli ogni scenario, anche il peggiore.Come rivelato da Tommaso Ciriaco sulle pagine di Repubblica, dopo un lungo confronto è emersa la volontà di accelerare nella ricerca di soluzioni alternative per l’approvvigionamento di energia, in modo da rendersi indipendenti dal gas russo. Allo stesso tempo, però, si è parlato della necessità di “ottimizzare” i consumi dei cittadini. Ovvero, il tanto temuto razionamento dei consumi. Certo, al momento non è stata ancora presa nessuna decisione ufficiale. Ma un eventuale “Piano B” sta prendendo sempre più forma, pronto a scattare in caso l’Italia si trovasse di colpo a non poter più contare sui 29 miliardi di metri cubi di gas provenienti ogni anno da Mosca.Gli ultimi viaggi all’estero del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del premier Mario Draghi, d’altronde, hanno sottolineato quando difficile sia percorrere in tempi rapidi una strada diversa da quella che porta dritta dritta al Cremlino. L’aumento del flusso dall’Algeria, per esempio, sarà più lento del previsto e porterà a un incremento di 9 miliardi di metri cubi di gas solo a partire dal 2023-24. Stesso copione per le risorse in arrivo dal Congo, che necessitano un lavoro preparatorio non indifferente. A farsi strada in maniera sempre più convinta è così l’idea di stringere i rubinetti e limitare i consumi di cittadini e imprese.

In caso fosse necessario, il governo sarebbe così pronto a procedere con il taglio dell’illuminazione di edifici e monumenti, come previsto dal piano stilato da Cingolani. L’idea è però quella di rimodulare anche l’attività di alcune filiere del nostro comparto industriale. In particolare, si pensa di concentrare la produzione di settori come ceramiche e acciaio a specifici periodi dell’anno, interrompendo la produzione a ciclo continuo. Si guarda anche al mondo delle energie rinnovabili, ma anche in questo caso è difficile ipotizzare che una rivoluzione possa prendere forma in tempi brevi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.