Quando la Selvaggia insultava De Donno oggi la sua cura riconosciuta efficace

Il dottor Giovanni De Donno è morto improvvisamente il 27 luglio 2021. Suicidio. L’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova era salito all’onore delle cronache nel 2020 durante il primo periodo di lockdown quando, per primo, aveva iniziato a curare i pazienti Covid con la terapia al plasma iperimmune. Non venne preso troppo sul serio dalla comunicazione ufficiale del metodo “tachipirina e vigile attesa” e certe interviste di certi giornalisti sembravano interviste semiserie a un personaggio pittoresco. Sta di fatto che nel periodo marzo-aprile 2020, all’ospedale di Mantova, circa 58 malati terminali di Coronavirus furono trasfusi con 200 cc di plasma dei malati guariti dal Covid-19, ricco di anticorpi immunizzanti, e furono salvati tutti. Una terapia che ebbe sin dall’inizio risultati più che soddisfacenti diventando, in breve tempo, l’unica cura contro il coronavirus, scatenando però polemiche, calunnie e attacchi più o meno diretti alla sua persona.

Ora uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (Nejm), con cui sono stati valutati gli effetti del trattamento con il plasma dei guariti in pazienti nelle prime fasi della malattia, dimostra che la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi ha “ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale”: secondo questa ricerca dunque il plasma convalescente può ridurre il rischio di essere ricoverati se somministrato nelle prime fasi della malattia. L’intuizione del dottor De Donno sembra quindi riacquisire valore, di contro alle dichiarazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dall’Istituto superiore di sanità (Iss) che invece avevano sminuito il ruolo terapeutico del plasma convalescente. De Donno aveva ragione, la cura al plasma funziona. E è altrettanto chiaro chi non l’ha voluta. Negli USA già usano la cura del plasma convalescente per i soggetti più a rischio per le nuove varianti del virus: speriamo che le autorità sanitarie in Italia riconsiderino questa terapia, scoperta da un medico italiano. Ma le scorte di plasma convalescente sono molto ridotte ed è molto difficile ottenere la somministrazione di plasma negli ospedali italiani. Qualcuno all’Agenzia italiana del farmaco e dall’Istituto superiore di sanità dovrebbe ora incominciare a darsi una mossa

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